Astrologia - Approfondimenti

Il cielo del Paleolitico: le grotte di Lescaux

I ricercatori delle università di Edimburgo e del Kent hanno recentemente pubblicato uno studi sull'arte paleolitica e neolitica con simboli di animali scoprendo che, in quel periodo, era abitudine replicare le posizioni astronomiche in dipinti che possiamo ancora osservare in grotte e caverne. Il team ha confrontato l'età di molti esempi di arte rupestre – grazie alla datazione chimica ottenibile dalle vernici utilizzate - con le posizioni delle stelle in quel periodo storico.

Secondo lo studio, pubblicato lo scorso 2 novembre 2018, sull'Athens Journal of History, le pitture rupestri suggeriscono come, forse fino a 40.000 anni fa, gli uomini misurassero il tempo utilizzando lo spostamento delle stelle nel corso degli anni. 

Ad esempio, i risultati suggerirebbero che agli antichi fosse chiaro l’effetto causato dal graduale spostamento dell'asse di rotazione terrestre. La scoperta di questo fenomeno, chiamata precessione degli equinozi - il moto degli equinozi lungo l'eclittica (il piano dell'orbita terrestre) - fu in passato attribuita agli antichi greci. 

I risultati indicano che le intuizioni astronomiche di decine di migliaia di anni fa erano in realtà molto più importanti di quanto si pensasse in precedenza. La loro conoscenza potrebbe aver aiutato la navigazione in mare aperto, rendendo possibili alcune migrazioni preistoriche. 

Un esempio? Le Grotte di Lascaux sono un complesso di caverne che si trova nella Francia sud-occidentale (non lontano da Limoges e da Bordeaux), scoperte nel 1940. 

Si tratta di grotte che, nel Paleolitico Superiore (13.000 / 15.000 Ac), furono utilizzate come luogo di culto, come tempio: la scelta di elevarle alla funzione religiosa dipese dal fatto che il Sole poteva penetrare la grotta con i suoi raggi proprio nel giorno de solstizio estivo, mentre la Luna illuminava la caverna durante il “lunistizio estremo superiore” (ovvero punto più a nord della lunazione) che avviene ogni 18 anni circa. 

Notevoli i dipinti della cosiddetta sala dei Tori (alla quale si riferisce l’immagine). Nel dettaglio possiamo osservare un toro la cui posizione e rappresentazione ricordano moltissimo l’omonima costellazione. Ma la cosa più sbalorditiva sono i puntini neri osservabili a sinistra e a destra dell’immagine: non è difficile, per chi conosce il cielo, riconoscere, a sinistra, la cintura di Orione e, a desta, le Pleiadi. 

Già 17.000 anni fa queste stelle erano collegate al Toro e qualcuno tracciava disegni del cielo.  

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